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La storia

BAVER
Geologicamente Pianzano si trova sulla zona delle risorgive, cioè a cavallo della linea di congiunzione tra gli strati ghiaiosi e sabbiosi dell’alta pianura, e gli strati argillosi, impermeabili, della bassa pianura. Qui affiora l’acqua dal sottosuolo, queste sorgenti nel nostro dialetto sono tuttora dette “bui”, perché l’acqua mentre sgorga sembra bollire. A nord di questa naturale linea di confine si trovano il Campardo e Pianzano, mentre a sud Levada, Campanelle e i Palù; proprio nel mezzo si trova Baver.
Il significato etimologico del nome di queste zone, rimasto inalterato nei secoli, conferma le caratteristiche di ciascuna:
- Campardo: certamente deriva dal latino “campus aridus” che vuol dire pianura arida
- Pianzano: probabilmente deriva da latino “Plancius” e “anu”, forse sta a significare “terra di Plancio”
- Levada: deriva dal latino “levata” che si completa in strada elevata. Di qui passava la via romana Oderzo-Ceneda, che per superare i Palù (contrazione romana di “paludes”), doveva avere una massicciata rialzata
- Baver: dovrebbe derivare da "Bavarius" dai Bavari così come Godega dai Goti.

LA CHIESA DI SAN BIAGIO DI BAVER
A Baver vi è una chiesa intitolata a San Biagio, costruita verso il 1400, almeno nella forma attuale. La data del 20 lujo 1542 posta sotto l’affresco votivo della parete nord è posteriore e corrisponde all’epoca di quell’intervento. Gli affreschi del coro e dell’abside sono di un certo pregio ed hanno ben altre origini.
San Biagio, uno dei quattordici santi ausiliatori, è il patrono del mal di gola: è contro la difterite, la parotite e mali in genere. E’ chiaro che chi abitava ai margini delle paludi e ne era colpito, non trovava in quei tempi migliore medicina di quella di affidarsi al santo. Effettivamente San Biagio è il santo delle zona paludose ed umide, per cui il 3 febbraio  venivano a venerarlo, e far benedire il pane, persone dai paesi limitrofi: Bibano, San Fior, Zoppè...Quando questa devozione non diventava addirittura motivo di sagra e il presupposto di reciproche conoscenze e future parentele.
Attorno alla chiesa c’era anche il cimitero, come dimostra il fatto che in varie epoche sono apparse molte ossa.
La chiesa principale, o pieve, era quella di San Fior di Sopra, dove appunto sulla pala dell’altare maggiore, dipinta da Cima da Conegliano, attorno a San Giovanni Battista, sono raffigurati i santi di tutte le chiese dipendenti tra cui San Biagio.

PRIMA DELLA CHIESA DI SAN BIAGIO
La vecchia strada romana passava certamente di fronte alla chiesa di San Biagio, da qui si dipartiva la via delle Comune, che portava a Bibano e la via Torondina, che portava verso San Fior di Sotto. Questa strada fu spostata una prima volta nel 1700, quando fu costruita la villa veneta Marchi, Cavalieri, Costantini, Burei, Marinotti.
Di fronte alla chiesa, alla fine del 1800, arando è stato sconvolto un pavimento in mosaico, molto probabilmente un segno di uno stanziamento romano.

I DOCUMENTI PIÙ IMPORTANTI
Il primo è una pergamena in latino, conservata nell’archivio di Conegliano. Questa porta la data del 14 gennaio 1181 e comprende la denuncia e la stima dei beni degli abitanti le terre del Coneglianese e Cenedese.
Qui appare WALFREDUS DE BAVARIO cum suo fratre (Valfredo di Baver con suo fratello), il quale dichiara un capitale di 800 lire (libras) di allora. Dopo il grande proprietario Wecilo de Camino, che stima tutti i suoi beni 15000 lire, c’è un Bartolomeus de Montesella che denuncia 3000 lire. Seguono una sessantina di persone abitanti a Formeniga, Anzano, Scomigo, Castello Roganzuolo, Saccon, Zoppè, Codognè ... fino alla denuncia di un capitale di 200 lire.
Un secondo documento riporta la testimonianza di alcuni abitanti di Baver circa una controversia sui boschi e le paludi. Le date sono del 14 luglio 1223 e 7 luglio 1226. Qui depone SIGISFREDUS DE BAVARIO (Sigfrido di Baver) che tra l’altro dice: “la qual palude si trova presso il villaggio di San Fior: da una parte verso mattina c’e’ il bosco del comune di Baver (versus mane nemus comunis Bavarii)”. Con le stesse indicazioni depongono anche ARTICO DE BAVARIO e VIVIANO DE BAVARIO. Depone pure un certo GIOVANNI BURANELLO DE BIBANO e dice: “da una parte verso mattina c’è la fratta di Baver e una fossa (ab uno latere verus mane est frara Bavarigi et una fossa)”.
Tre elementi quindi appaiono oltre la palude: un bosco, una fratta (pascolo mutato in campo a cereali) e una fossa, chiamata fossa di San Fior. Dalla testimonianza concorde dei quattro appare poi che a memoria d’uomo, e più, la palude era di proprietà della famiglia Coderta, coneglianese, che l’aveva ricevuta in feudo da Ezzelino da Romano (Ecelinus de Romano) il quale a sua volta l’aveva ottenuta dal Patriarca di Aquileia dal quale dipendeva la pieve di San Fior con le succursali, e dipenderà fino al 1818.

DEDUZIONI
Fino a qualche decennio fa le cose non erano molto cambiate a Baver: c'era ancora il bosco dietro alla chiesa di San Biagio, la fratta coltivabile così pure la fossa. Infatti il documento riporta anche gli altri confini: “versus sera est fossa Zoppedi” (verso sera c’è la fossa di Zoppè): questa è il Codolo. Però a Baver c’è anche la cosiddetta “Longa”, affluente del Codolo. Per capire questo nome bisogna sapere che il termine fossa è diventato in italiano fosso; questa “longa” prendeva consistenza nelle “Céntene” altro nome interessante e suggestivo che è corruzione dialettale ed alterazione di “centenarium” ossia l’organizzazione longobarda e germanica di associazioni di cento famiglie che venivano dislocate in varie zone. Il sesto centenario di Conegliano, come appare da un documento del 1261, era: Bibano con Salvatoronda, Pianzano, “Villa et regula de Bavero”, Zoppè, San Fior di Sotto, Campo Cervaro, Codognè con Roverbasso e “Villa et regula plebis Sancti Floris”. Quindi Baver, che geograficamente era al centro del “centenario” aveva la sua quota parte di famiglie e i suoi precisi confini.
Infine vale la pena di fermare l’attenzione sui nomi dei bavaresi citati. Il WALFREDUS del primo documento e SIGISFREUDUS del secondo sono nomi di indubbia origine germanica, che tra gli altri nomi citati si trovano solo a Baver. Questa particolarità sembra avvalorare l’ipotesi del perdurare di una tradizione nordica, che indica appunto la provenienza della popolazione del luogo: quindi Baver uguale a terra dei Bavari.

Liberamente tratto da “BAVER – Ricerche e testimonianze” - Don Gino Buttazzi - 1980


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